15 ingredienti chiave del sushi
Ultimo aggiornamento: aprile 2026 · Tempo di lettura: 20 minuti

Il sushi è una delle cucine più minimaliste al mondo: pochi ingredienti, qualità altissima, gesti precisi. Eppure dietro ogni nigiri ci sono almeno otto materie prime, ognuna con varietà, regole di acquisto e abbinamenti specifici. Conoscere gli ingredienti vuol dire scegliere meglio quando vai al ristorante, capire cosa stai pagando e — se cucini a casa — passare dal “abbastanza buono” al “sorprendente”.
In questa guida raccolgo i 15 ingredienti chiave del sushi tradizionale e contemporaneo: riso, alga nori, sushizu e i suoi componenti, pesce e frutti di mare, salse, wasabi, gari, condimenti minori. Per ognuno spiego cos’è, come riconoscere quello buono, dove comprarlo a Roma e online, e come usarlo.
Indice dei contenuti
- Riso giapponese
- Aceto di riso
- Zucchero e sale (per il sushizu)
- Alga nori
- Salsa di soia (shoyu)
- Wasabi
- Gari (zenzero marinato)
- Mirin e sake da cucina
- Pesce per sushi
- Frutti di mare e crostacei
- Tobiko, ikura, masago (uova di pesce)
- Avocado, cetriolo, daikon e verdure
- Tamago (frittata dolce giapponese)
- Sesamo, alga kombu, katsuobushi
- Maionese giapponese (Kewpie) e salse moderne
- Dove comprarli a Roma
- FAQ
1. Riso giapponese (kome)
Il riso è l’anima del sushi. Quando il sushi-chef giapponese parla di “shari” (riso condito) intende il singolo elemento più importante del piatto: prima ancora del pesce.
Caratteristiche
Il riso da sushi è un japonica a chicco corto e tondo, ricco di amilopectina (amido che lega) e povero di amilosio (amido che separa). Cotto correttamente, i chicchi rimangono distinti ma compatti, lucidi e lievemente appiccicosi.
Varietà principali
- Koshihikari: la varietà più diffusa nei sushi-ya, originaria di Niigata. Profumo delicato, gusto leggermente dolce.
- Akitakomachi: simile al Koshihikari, coltivata ad Akita. Texture più morbida.
- Sasanishiki: meno diffusa ma molto pregiata, profilo più asciutto.
- Hitomebore, Yumepirika: varietà più recenti, ottime alternative.
In Italia trovi facilmente: Yume Nishiki (Koshihikari italiana coltivata in Pianura Padana), Minori (riso da sushi distribuito da Bauer/Spar), Nishiki (marchio californiano di buona qualità).
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Come usarlo
Lavalo finché l’acqua è quasi limpida (4-6 risciacqui), scola 15 minuti, cuoci 1:1,1 in peso. Per la ricetta completa vedi la nostra pagina Il riso per sushi.
Da evitare: parboiled, basmati, jasmine, riso integrale. Non rilasciano abbastanza amido per legare.
2. Aceto di riso (komezu)
L’aceto di riso giapponese (komezu) è alla base del sushizu, il condimento che trasforma il riso bollito in shari. Differisce dall’aceto di vino per acidità inferiore (4-5% vs 6-8%) e profilo più dolce.
Marche affidabili
- Mizkan (la più diffusa, distribuita ovunque a Roma).
- Kikkoman rice vinegar (più acida, profilo “pulito”).
- Marukan (giapponese-americana, dolce, comoda per chi vuole dosi pre-aromatizzate).
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Aceto “per sushi” già pronto
Esistono versioni seasoned rice vinegar (es. Marukan Seasoned, Mizkan Sushi Su) con zucchero e sale già aggiunti. Comodi per emergenza ma il sushizu fatto in casa è migliore: puoi calibrare la dolcezza sul tuo gusto.
Come usarlo
Per 300 g di riso crudo: 60 ml di aceto + 30 g zucchero + 8 g sale, scaldati a fuoco basso senza bollire e versati sul riso bollente. La proporzione classica del Kanto è meno dolce; quella del Kansai aggiunge più zucchero.
3. Zucchero e sale (i complementi del sushizu)
Sembrano ingredienti banali, ma scegliere bene fa la differenza.
Zucchero: usa zucchero semolato bianco. Il di canna ha un retrogusto melasso che pulisce meno il pesce. Alcune scuole usano kibizatō (zucchero di canna integrale di Okinawa) per shari più “rotondi”, ma è una scelta da chef avanzato.
Sale: meglio sale fino marino non iodato. Il sale grosso non si scioglie bene in volumi piccoli, lo iodato dà retrogusto metallico. Marche giapponesi premium: Hakata-no-shio, Akō Misojibachi.
Per il sushizu domestico consiglio: zucchero semolato bianco standard + sale fino di Trapani o di Cervia.
4. Alga nori
Il nori (porphyra yezoensis) è l’alga rossa essiccata e tostata che avvolge maki, hosomaki e temaki, e che spesso ricopre i nigiri di anguilla o il ikura nigiri a forma di gunkan.
Come riconoscere quello buono
- Colore: verde scuro brillante, quasi nero. Se vira al marrone è ossidato.
- Lucentezza: deve riflettere la luce, non essere opaco.
- Croccantezza: deve spezzarsi netto. Se è morbido o gommoso ha preso umidità.
- Aroma: di mare e nocciola tostata. Se sa di pesce stantio, scarta.
Classi di qualità
I nori giapponesi hanno classificazione interna a stelle/grade. Le marche premium sono Itsuki, Hakuwa, Tokuyo. Per uso casalingo va benissimo anche Tojiro o Yamamotoyama (largamente distribuito).
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Conservazione
Il nori è igroscopico. Tienilo in busta richiudibile con bustina di silice; una volta aperto, consuma entro 2 mesi. Se è ammorbidito, tostalo brevemente sopra il fornello (fiamma viva, 2 secondi per lato) e torna croccante.
Tipi
- Yaki nori: tostato, è quello standard per sushi.
- Ajitsuke nori: aromatizzato (soia, mirin, sale), per snack o accompagnamento al riso bianco.
- Aonori: in fiocchi, per okonomiyaki e topping.
5. Salsa di soia (shoyu)
La salsa di soia giapponese (shoyu) ha cinque tipologie principali. Per il sushi serve koikuchi (la più comune) o usukuchi (più chiara, salata, in alcune scuole).
Marche di riferimento
- Kikkoman naturalmente fermentata (180-200 giorni di fermentazione): lo standard universale.
- Yamasa: più tradizionale, profilo più tondo.
- Marusan-ai Tamari: senza grano, più ricca di umami.
- Kishibori Shoyu: top di gamma, fermentazione 18 mesi in barili di cedro.
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Come usarla
- Sui nigiri: bagna solo il lato del pesce in un velo di salsa, non zuppare il riso.
- Sui maki: appoggia il roll col lato del pesce, se visibile.
- Sui sashimi: piccola coppetta a parte, salsa sul pezzo non immersione totale.
Cosa evitare
- Salse light povere di umami (versioni “ridotto sodio” spesso compensano con additivi).
- Salse made in China non fermentate: spesso usano caramello e idrolisi acida invece di fermentazione naturale.
6. Wasabi (Wasabia japonica)
Il wasabi è la radice di una pianta acquatica giapponese che cresce in torrenti puliti. Sapore pungente verso il naso (simile al rafano), con note vegetali dolci e un retrogusto fresco-erbaceo.
Wasabi vero vs cren colorato
- Wasabi vero (Wasabia japonica): rado e costoso. Si grattugia fresco al momento (la pungenza svanisce in 10 minuti). Pasta o polvere di alta qualità contengono almeno il 30% di vero wasabi. Il top di gamma è Tewassan, S&B Premium.
- “Wasabi” comune (sostituto): cren (rafano) colorato di verde con coloranti e tracce di senape. È quello servito nei ristoranti medi e nei tubetti del supermercato. Sapore più “pungente bruciante” e meno aromatico.
Come riconoscerlo
Leggi l’etichetta: se l’ingrediente principale è horseradish (cren) o mostarda, non è wasabi vero. Se compare wasabia japonica in % significativa, sì.
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Come usarlo
In Giappone l’itamae mette già il wasabi giusto sotto il pesce nel nigiri: aggiungerne dal lato cliente è un piccolo sgarbo. A casa, usa molto poco: una quantità grande copre il sapore del pesce, che è il punto del piatto.
7. Gari (zenzero marinato)
Il gari è zenzero giovane affettato e marinato in aceto di riso, sale e zucchero. Servito come intermezzo per pulire il palato fra un nigiri e l’altro, non come accompagnamento da mangiare insieme.
Colore
Il gari vero è di un rosa pallido naturale dovuto alla giovinezza dello zenzero (giovane = pigmenti rosa). Quello rosa acceso “fluo” è colorato artificialmente con barbabietola o E124 (rosso cocciniglia).
Marche
- Kibun rosa naturale: la più diffusa.
- S&B Sushi Ginger: economica e affidabile.
- Yamatonishiki: artigianale, profilo più aromatico.
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Uso
Una piccola quantità (3-4 fettine) fra un piatto e l’altro, non sopra il sushi. Aiuta anche la digestione del pesce crudo.
8. Mirin e sake da cucina
Due alcolici dolci usati nelle marinature, salse (es. nikiri, salsa per anguilla) e per cuocere il pesce nei nigiri di tipo aburi (passato alla fiamma).
Mirin
Liquido dolce a base di riso glutinoso, koji e shochu. Aggiunge dolcezza, umami e lucentezza. Tre versioni:
- Hon-mirin (vero mirin, alcol 14%): il migliore. Marche: Kikkoman Honteri, Mitoku.
- Hon-mirin economico: alcol più basso, più zucchero.
- Mirin-fu: succedaneo non alcolico con sciroppo di mais. Da evitare.
Sake da cucina (ryōrishu)
Sake alcolico a basso costo aggiunto come solvente aromatico. Per uso casalingo va benissimo del sake da bere economico (Gekkeikan, Sho Chiku Bai). Il sale aggiunto al “ryōrishu” lo rende non bevibile, ma cucinare con esso è la stessa cosa.
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Uso nel sushi
Per la salsa nikiri (pennellata sui nigiri al posto della soia): 50 ml soia + 50 ml mirin + 25 ml sake, ridotti a fuoco basso fino a metà volume. Più elegante della soia liscia, perché evita di “zuppare” il pesce.
9. Pesce per sushi (sakana)
Il pesce è la varietà più visibile del sushi e la più tecnica da scegliere. Le specie classiche sono otto, ognuna con stagionalità e tagli specifici.
Le specie principali
- Maguro (tonno): il re del sushi. Tre tagli: akami (parte rossa magra), chutoro (intermedio, marezzato), otoro (ventresca, grasso). Stagionalità invernale.
- Sake (salmone): il più popolare in Occidente, paradossalmente non è tradizionale giapponese (entrato negli anni ’80 grazie a una campagna norvegese). Sempre allevato in Europa.
- Hamachi (ricciola, yellowtail): gusto burroso, texture morbida. Top in inverno.
- Tai (orata) e Hirame (rombo): pesci bianchi delicati, classici dei nigiri di altissimo livello.
- Buri (giallo coda): cugino del hamachi, più grasso.
- Saba (sgombro): tradizionalmente marinato (shime saba) per via dei parassiti.
- Aji (sgombro cavalli, horse mackerel): estivo, gustoso.
- Iwashi (sardina): estivo, intenso.
Sicurezza
Tutto il pesce per consumo crudo deve essere abbattuto a -20°C per 24h o -35°C per 15h (Reg. CE 853/2004) per inattivare l’Anisakis. A Roma trovi pesce sushi-grade in pescherie specializzate (Mercato Trionfale, Esquilino), in supermercati premium (Esselunga, Eataly), o online (Camplone, Ittico).
Tagli
- Sashimi: fette di 4-5 mm di spessore, 5-6 cm di lunghezza, contropelo del muscolo.
- Nigiri: fette di 12-15 g, leggermente più sottili (3-4 mm).
- Maki: striscioline 1 cm di spessore.
Per le specie di pesce nei vari nigiri e sashimi e i ristoranti dove provarli al meglio: Sashimi e Nigiri.
10. Frutti di mare e crostacei
- Ebi (gambero): cotto a vapore, aperto a libro per il nigiri boiled shrimp.
- Amaebi (gambero rosa crudo): dolce, delicato, servito a coda alzata.
- Hotategai (cappasanta): fresca, dolcissima, top in inverno.
- Tako (polpo): sempre cotto e affettato a fette sottili.
- Ika (calamaro): crudo (incisioni a griglia per la masticabilità) o cotto.
- Uni (riccio di mare): gonadi color crema-arancio, servite in gunkan. Per intenditori, 30-50 €/pz.
- Anago (anguilla di mare): cotta, verniciata di salsa nikiri o tsume (densa), su nigiri.
- Unagi (anguilla d’acqua dolce): cotta e laccata, dolce-affumicata. Mai cruda.
Tutti questi richiedono un fornitore esperto. A Roma: pescherie specializzate, banchi pesce dei top supermarket, fornitori dedicati.
11. Tobiko, ikura, masago (uova di pesce)
- Tobiko: uova di pesce volante, piccole (1 mm), crocchianti. Naturalmente arancioni, esistono versioni nere (squid ink), rosse (peperoncino), verdi (wasabi), gialle (yuzu).
- Ikura: uova di salmone, grandi (4-5 mm), dorate, salmastre. Serbate in salsa di soia o salamoia. Servite a gunkan o come topping.
- Masago: uova di capelin (capelano), piccole come tobiko ma più morbide. Spesso vendute al posto del tobiko nei ristoranti meno esigenti.
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Uso
Tobiko: topping uramaki, gunkan dedicati, decoro. Ikura: gunkan a sé stante o sopra un nigiri di toro per accentuare la complessità. Masago: sostituto economico del tobiko negli uramaki.
12. Avocado, cetriolo, daikon e altre verdure
Il sushi tradizionale giapponese usa pochissime verdure. L’avocado è un’aggiunta moderna americana, oggi parte del repertorio mondiale.
- Cetriolo (kyūri): julienne croccante in kappa maki e uramaki.
- Avocado: maturo ma non molle, julienne o fette sottili. California Roll, Philadelphia, Dragon Roll.
- Daikon: rapa bianca giapponese. Servito kaiware (germogli) o a striscioline (tsuma) per accompagnare sashimi.
- Takuan: daikon fermentato in salamoia di crusca di riso. Color giallo-arancio. Usato in takuan maki e in accompagnamento.
- Umeboshi: prugne salate fermentate. Acide-salate, intense. Umakyu maki (cetriolo + umeboshi).
- Shiso (perilla): foglia aromatica, base di tonno crudo, profilo mentolato.
- Negi (cipollotto verde): spruzzato sopra nigiri di pesci grassi (hamachi negi).
- Asparagi: occasionali, scottati e raffreddati, in futomaki.
Approfondimento
Per varianti di maki vegetali e uramaki creativi a Roma, dai un’occhiata alle nostre pagine Maki e Temaki.
13. Tamago (frittata dolce giapponese)
Il tamagoyaki è una frittata dolce-salata cotta a strati sottili in una padella rettangolare. Servita su nigiri (legata con una striscia di nori) o a striscioline in futomaki.
Composizione
Uova, dashi, mirin, salsa di soia, zucchero. La proporzione cambia per scuola: il dashimaki (Kansai) è più liquido e morbido; il tamagoyaki (Kanto) più denso e dolce.
A casa
Per farlo serve una padella rettangolare giapponese (makiyakinabe) e un po’ di tecnica per arrotolare i fogli. È il banco di prova di ogni sushi-chef in formazione: si dice che da un buon tamago si possa giudicare l’intero ristorante.
🍳 Si consiglia, per chi inizia, di comprare il tamago precotto refrigerato in negozi giapponesi (Doozo, Sushi Daily). Costa 5-8 € per blocchetto e elimina la curva di apprendimento.
14. Sesamo, alga kombu, katsuobushi
Tre ingredienti “minori” che incidono molto.
- Sesamo (gomma): bianco e nero. Bianco tostato per uramaki, nero per decoro. Acquistalo già tostato o tostalo tu in padella senza grassi (1-2 minuti).
- Alga kombu: alga laminaria essiccata. Base del dashi (brodo) e si aggiunge al riso in cottura per aroma extra.
- Katsuobushi (bonito essiccato): tonnetto striato fermentato, essiccato e affumicato, grattugiato in fiocchi sottili. Base del dashi. Topping per takoyaki e okonomiyaki.
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- Katsuobushi Bonito Scaglie 40 gr — Vedi su Amazon
- Sesamo bianco tostato giapponese — Vedi su Amazon
15. Maionese giapponese (Kewpie) e salse moderne
Il sushi contemporaneo, soprattutto la corrente fusion-americana, ha aggiunto salse e topping che non erano parte della tradizione ma sono ormai parte integrante dei roll più richiesti.
Maionese Kewpie
Maionese giapponese a base di soli tuorli (vs uova intere della maionese europea). Più ricca, vellutata, leggermente dolce-acida grazie all’aceto di riso. Si trova in tubetto squeeze, base degli spicy roll.
Sriracha + Kewpie = Spicy mayo
La spicy mayo è una salsa di base in tutti i ristoranti fusion: 2 parti Kewpie + 1 parte sriracha + qualche goccia di lime. Va su uramaki, sashimi grigliato, gunkan piccanti.
Salsa unagi (tsume / kabayaki)
Salsa densa scura per anguilla cotta: soia + mirin + zucchero + sake, ridotta. Si compra pronta (Otafuku, Mizkan) o si fa in 10 minuti.
Ponzu
Mistura di salsa di soia + agrumi (yuzu o sudachi) + dashi. Più leggera della soia, abbinata a pesci bianchi e tataki di tonno.
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- Maionese Kewpie 500 g — Vedi su Amazon
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- Ponzu Yuzu Mizkan 360 ml — Vedi su Amazon
- Salsa Unagi Otafuku 500 ml — Vedi su Amazon
Dove comprare gli ingredienti del sushi a Roma
Roma offre quattro canali principali per gli ingredienti giapponesi. Li elenco in ordine di varietà disponibile.
Negozi etnici dedicati
- Doozo (Via Palermo, Esquilino): il punto di riferimento per ingredienti giapponesi premium a Roma. Riso, salse, tè, dolci, libri. Anche ristorante e cultural hub.
- Castroni (varie sedi): sezioni etniche ben fornite, riso, alghe, salse di soia di qualità.
- Mercato Esquilino: banchi asiatici con ingredienti freschi, prezzi più bassi rispetto ai negozi specializzati.
Supermercati premium
- Esselunga (vari): banchi pesce sushi-grade, sezione etnica con Mizkan, Kikkoman, nori.
- Eataly Ostiense: pesce di alta qualità, riso italiano per sushi (Yume Nishiki), tè giapponesi.
Pescherie specializzate
- Pescheria del Mercato Trionfale: alcuni banchi vendono pesce abbattuto per consumo crudo. Chiedi esplicitamente.
- Pescheria Esquilino e dintorni: rivendite legate ai ristoranti giapponesi della zona.
Online
- Amazon.it: scelta più ampia, consegna 24-48h. Riso, alghe, salse, attrezzatura.
- Camplone Pesce / Ittico Italia: pesce sushi-grade certificato, consegna refrigerata.
- Asia Market online: ingredienti specifici giapponesi-coreani-cinesi.
🍣 Per provare il sushi prima di lanciarsi nell’acquisto degli ingredienti, esplora la nostra directory dei migliori ristoranti giapponesi a Roma. Puntate consigliate per livello: Sushisen (alto), Hamasei (tradizione), Zen Sushi (informale), Sakana (intimo).
FAQ — Domande frequenti
Posso usare aceto di vino bianco al posto dell’aceto di riso?
Solo come ultima emergenza. L’aceto di vino è troppo acido (6-8% vs 4-5%) e ha un profilo aromatico molto diverso. Se proprio devi, diluiscilo (40 ml aceto di vino + 20 ml acqua) e aumenta lo zucchero del 20%.
Il salmone è davvero un ingrediente “non tradizionale” del sushi?
Sì. Il salmone crudo non era usato nel sushi giapponese fino agli anni ’80. Una campagna del Norwegian Seafood Council convinse i giapponesi a usare il salmone atlantico allevato (a basso rischio parassitario) e oggi è uno degli ingredienti più richiesti, soprattutto in Occidente.
Cos’è il “wasabi” del supermercato se non è wasabi?
Quasi sempre rafano (cren) colorato di verde con coloranti, con eventualmente una piccola percentuale di vero wasabi (1-5%). Sapore più “bruciante” e meno aromatico del wasabi vero. Il vero Wasabia japonica costa 80-120 €/kg fresco.
Posso fare il sushi senza alga nori?
Sì: i nigiri non ne usano (tranne anguilla e gunkan), il sashimi neppure. Per i maki classici è necessaria, ma esistono varianti “soy paper” (foglio di soia) o uramaki “naked” senza nori.
La salsa di soia Kikkoman è davvero giapponese?
Kikkoman è giapponese ma produce molto a livello globale. La salsa Kikkoman venduta in Italia è prodotta in Olanda con il metodo tradizionale di Tokyo. Per la versione “vera Made in Japan” cerca le bottiglie con etichetta in giapponese (più care, importate).
Quanto durano gli ingredienti aperti?
- Aceto di riso, mirin, salsa di soia, sake: 6 mesi in dispensa, 12 mesi in frigo.
- Wasabi in tubetto aperto: 3 settimane in frigo.
- Gari aperto: 2 settimane in frigo, copri di liquido.
- Nori aperto: 2 mesi in busta richiudibile con bustina di silice.
- Riso giapponese chiuso: 12 mesi in dispensa fresca.
Quale gari è più sano: rosa naturale o rosa fluo?
Sicuramente rosa naturale. Il rosa fluo viene da coloranti (E124 cocciniglia, beta-vanina di barbabietola). Non sono pericolosi nelle dosi del sushi, ma il gari naturale è di qualità superiore.
Cos’è l’umami nel contesto del sushi?
L’umami è il “quinto gusto” (oltre dolce, salato, acido, amaro), causato dal glutammato e da alcuni nucleotidi presenti naturalmente in pesce, alga kombu, katsuobushi, salsa di soia. Il sushi è una cucina iperumami: è il motivo per cui sazia con quantità relativamente piccole.
Esiste sushi vegano o vegetariano “tradizionale”?
Sì: kappa maki (cetriolo), takuan maki (daikon fermentato), inari sushi (sacche di tofu fritto ripiene di riso), natto maki (soia fermentata). La cucina shōjin ryōri (zen vegetariana) ha una tradizione millenaria.
Conclusione
Conoscere gli ingredienti del sushi è la base per due cose: riconoscere la qualità nei ristoranti e cucinarlo bene a casa. Non serve avere tutti i 15 ingredienti subito: parti dal riso giapponese, aceto di riso, nori, salsa di soia Kikkoman, wasabi e gari. Sono i sei elementi che ti permettono di preparare hosomaki classici e nigiri base. Gli altri si aggiungono man mano che esplori varianti e scuole.
Il consiglio più importante? Compra una sola cosa premium: un buon riso o una salsa di soia di qualità superiore. La differenza percepita rispetto al prodotto standard ti spingerà a usarlo bene e ti farà capire cosa cercare.
Per le tecniche di preparazione vedi il pillar Come fare il sushi a casa. Per le pagine dedicate ai singoli piatti: Riso, Nigiri, Maki, Sashimi, Temaki.
